Valkyrja: recensione track by track

Dopo che per settimane abbiamo potuto leggere solo recensioni in inglese, vi proponiamo la nostra umile visione su Valkyrja.

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(Recensione scritta da Mattia)

 

Con il settimo album, i Týr raggiungono un nuovo livello di creatività. Di nuovo la band feroese decide di creare un concept album, il successivo dopo Ragnarok.
La trama ruota attorno ad un guerriero vichingo, che abbandona patria e moglie per unirsi ad una battaglia nella quale perirà. La ricompensa per il suo sacrificio si presenta con le valchirie che lo accompagnano presso il Fólkvangr, ovvero la dimora della dea Freyja, associata all’amore, alla bellezza, alla fertilità, all’oro, alla magia, alla guerra e alla morte. In questo cd troviamo uno stile più evoluto, ma comunque più fedele a The Lay of Thrym. Inoltre sono presenti diverse novità, specialmente in ambito vocale: la voce del lead vocalist Heri Joensen risulta più potente, come si può ascoltare in tracce quali Blood of Heroes e Nation, ma allo stesso tempo riesce ad essere pacata e delicata come in The Lay Of Our Love. Proprio in questa canzone non va dimenticato il supporto di Liv Kristine dei Leaves’ Eyes, che ricambia il favore del duetto con di Heri a Wacken 2012.
L’album tocca vari temi, tipici della tradizione nordica, accostandosi a quelli già trattati in altri album, per esempio la figura femminile (che è il perno attorno al quale ruota l’album), le sensazioni di separazione tra un uomo e una donna, mentre la guerra e la morte sono affrontati con un coraggio tipicamente vichingo con il significato di sacrificio, rinascita e redenzione.
Come molti sapranno, uno degli elementi tipici dello stile dei Týr è l’inserimento delle proprie tradizioni e radici culturali all’interno dei loro lavori: anche in questo non mancano. Troviamo infatti Grindavísan e Fánar Brutur Brandaljóð, gli unici due brani non in inglese. L’album presenta inoltre caratteristiche ineccepibili dal punto di vista tecnico-strumentale. I riff e gli assoli di chitarra si amalgamano perfettamente in ogni canzone con una perizia tipica di Heri Joensen e Terji Skibenæs, senza contare il contributo del bassi di Gunnar Thomsen. Per quanto riguarda le percussioni, in quest’album sono affidate al batterista dei Nile, George Kollias, che ha svolto un ottimo lavoro degno di Kári Streymoy.

Il brano apripista di Valkyrja è Blood of Heroes, strutturalmente semplice, con un ritornello molto ritmato ed orecchiabile. Un’ottima introduzione! La seconda canzone è piuttosto curiosa. Mare of my night, a detta di Heri, è la “canzone più esplicita che abbia mai scritto”. Non è infatti difficile capire che tema stia trattando, ma rimane comunque un brano curato in ogni suo dettaglio. “Hel hat no fury” inizia con un intro di chitarra e procede a rimi veloci mentre in alcuni punti la voce di Heri risulta più lenta rispetto alla musica e ciò genera un grande effetto. Sicuramente “The Lay Of Our Love” è la più grande novità introdotta da “Valkyrja“, ovvero il riuscitissimo duetto con Liv Kristine. Una power-ballad con un inizio tranquillo, per poi trasformarsi in un crescendo in cui le voci di Liv e Heri si intrecciano perfettamente. Nation  è una traccia che stupisce: l’intro è potente e melodico allo stesso tempo e un grido di Heri ci introduce alla canzone che grazie a dei cori nel ritornello risulta imponente e grintosa. L’assolo di Heri e Terji è poi la ciliegina sulla torta. La settima traccia è “Another Fallen Brother” e non lascia un attimo respiro. Il ritmo rapido scandito dalla batteria dura per tutta la canzone e mentre ci si aspetta un attimo di pausa nel ritornello, ecco riprendere in modo più avvincente ed incalzante. “Grindavísan” è un po’ un ritorno alle origini e ricorda le antiche ballate feroesi. Difficile capirne il testo, ma la voce di Heri è strozzata e rauca, trasmette un senso di disperazione e confusione. Con “Into the Sky” si riesce a percepire la sensazione di essere trasportati dalle Valchirie verso un luogo ignoto, la traccia è molto leggera e limpida e ha un ottimo potenziale live. Anche Fánar Brutur Brandaljóð risulta un po’ di difficile comprensione, ma risulta comunque una traccia affascinante e perfettamente strutturata. La massima potenza la troviamo con Lady of the Slain, ovvero Freyja. La canzone prende subito dai primi secondi e possiamo assistere alla grande versatilità della voce di Heri. Cori maestosi nei ritornelli intensificano il brano rispecchiando l’imponenza della dea nordica. Con “Valkyrja” termina il racconto e in poco più di 7 minuti, riusciamo ad avere un ottimo riassunto tecnico dell’intero album, omaggiando la figura mitologica che ci ha accompagnato durante questo viaggio. Le ultime due tracce sono le cover di “Where eagles dare” degli Iron Maiden e “Cemetery Gates” dei Pantera. Entrambi grandi ispirazioni dei Týr, i brani sono eseguiti con grande maestria, con l’impronta tipica della band faroese.

Tutto sommato, ci troviamo di fronte ad un album molto vario, troviamo brani con diverse tempistiche di esecuzione e cambi di ritmo, tutti dettati dal sentimento che vuole emergere dal singolo pezzo. Anche con questo lavoro, i Týr sono riusciti a stupire e a mantenere il loro nome, che ormai sta riscuotendo sempre più il successo che i membri del gruppo si meritano. Al momento attendiamo con ansia la loro data in Italia per poter apprezzare anche dal vivo i brani di Valkyrja.

ENGLISH VERSION

(Translated into English by Slacky, sorry for any mistakes!)

 

Týr reached a new level of creativity with their latest album, Valkyrja, a concept album (the second one after Ragnarok). The ‘plot’ of the album revolves around a warrior who’s leaving his land and wife, to join a battle. There, he will find his death. The reward for the battle will be provided by valkyries, who will lead the warrior into the Fólkvangr, Freya’s house.  Freya’s the goddess of love, beauty, fertility and war. The style of this album is much more developed, yet still linked to the one of The Lay of Thrym. There are some interesting news, like Heri’s vocals: his voice seems to be stronger (and we can notice this in Blood of Heroes or Nations) but at the same time also soft and sweet, perfect for The Lay of Our Love. This song sees the presence of Liv Kristine, from Leaves’ Eyes, who already sang with Heri during Wacken 2012-

There are different themes in the album, and also the typical norse topics are compared to the central themes of Valkyrja: the female figure, the sense of loss that pervades the man after the separation from his wife. War and death are dealt with a typical viking courage, meaning sacrifice, rebirth but also redemption.
As many know, one of the main elements of the band’s style is the use of traditions and cultural roots of their land. Grindavísan and Fánar Brutur Brandaljóð are the only two songs not in english.

Moreover, the album shows perfect technical characteristics: solos and riffs are perfectly melt together in every song, with the typical precision that characterize Heri and Terji’s guitar skills. Bass guitar and drums are also really outstanding: George Kollias from Nile did a really good job, a really respectable replacement for the former member, Kári Streymoy.

The first song is Blood of Heroes, with a simple structure and a rhythmed and catchy chorus. A perfect introduction! The second one, Mare of My Night is a ’curious’ one, as Heri said it is ’the most explicit song I’ve ever written’. It’s easy to catch the main topic among the accurate details of the song.

Hel Hath no Fury begins with a strong guitar riff and goes along with a fast beat. Maybe, in some parts, Heri’s voice seems a little bit slower than the music, creating a blasting effect. The lay of our love is definitely the biggest news introduced by Valkyrja: a power-ballad, with a calm beginning, growing into a crescendo in which Heri and Liv’s voices are interwined perfectly. Nation is the typical song that is going to marvel the listener: the intro is powerful but also melodic. Heri’s yell opens a majestic and fierce song, thanks to the chorus. The icing on the cake is Terji’s skills. The seventh track is Another Fallen Brother that leaves you breathless: the beat is syncopated and we are expecting for a slackening at the chorus. But then, the rhythm is more catchy and engaging. Grindavísan is a real ’back to basic’, recalling feroese medieval ballads. The lyrics are not easy to understand, of course, but Heri interpretation, so raw and husky, gives us a hint of confusion and maybe desperation. With Into the Sky we can perceive the sensation of being carried away by Valkyries, in a unknown place. The song is mild and clear with a high potential for live performances. Fánar Brutur Brandaljóð is another song with a difficult lyrics, but it’s clearly fascinating and well done. We get to the highest peak with Lady of the Slain, Freya. Here we can enjoy Heri’s vocal versatility. Refrains are catchy and reinforce the concept of a strong goddess. Valkyrja ends the story of our warrior, in more than 7 minutes. We can consider this song a nutshell of the whole album, including all virtuosisms of the previous tracks. It’s a tribute to the mythological figure who brought us across this musical journey.

The last two tracks, the bonus tracks, are two cover: Where the Eagles dare, by Iron Maiden and Cemetery Gates by Pantera. Both bands have been a huge inspiration for Týr. The songs are developed with mastery, something typical for the band.

Overall, we are dealing with a variegated album and songs with different tunes and rhythms, all inspired by the feelings that come out from the every single track. Once again, the band is able to surprise the listener, maintaining their growing fame of highly skilled musicians.  Now, we can just wait impantiently for the concert in Italy, hoping to hear live some song taken from Valkyrja.

 

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